Storia della Sicilia

Romani

Teatro antico di TaorminaDal 264 al 241 si svolge la I guerra punica, nel corso della quale i Romani sconfiggono i Cartaginesi in mare nel 262 a.C. a Milazzo e, nel 260 a.C., distruggono la flotta nemica presso Marettimo. Nel 215 a.C. Muore Gerone II, tiranno di Siracusa e gli succede Geronimo, che viene detronizzato nel giro di pochi mesi. I Romani espugnano Siracusa nel 212 a.C. e Agrigento nel 210 a.C completando vittoriosamente la II Guerra punica. Nel 138 a.C. al termine della guerra le condizioni economiche della Sicilia sono peggiorate. Esplodono due rivolte servili per rivendicazioni di carattere sociale ed aspirazione autonomista: quella di Euno (136-131) e quella di Salvio (104-100). Nel 36 a.C. l'imperatore Ottaviano estende definitivamente il possesso romano dell'Isola e l'occupazione Romana si consolida. La Sicilia ottiene da Cesare la concessione del diritto latino e da Antonio la piena cittadinanza romana. In Sicilia, a Piazza Armerina presso Enna, si trova uno degli esempi più belli e interessanti di architettura residenziale romana. La "Villa del Casale" come è stata denominata, ricca di mosaici originalissimi per contenuto e preziosissimi pre lo stato di conservazione, è una delle testimonianza che ci restituisce una idea dell'amore che il proprietario della villa doveva avere per la Sicilia, per stabilirvi una residenza così prestigiosa.
In un periodo compreso tra il I e il VI secolo d.C. si sviluppa in territorio Romano, presso tutte le regioni interessate dall'emergere del cristianesimo, l'arte paleocristiana che in un primo momento presenta alcuni legami con l'arte del tardo-impero. L'arte romana infatti, essendo fortemente orientata alla propaganda di ideologie politiche e civili, influenzò le espressioni artistiche paleocristiane in relazione alle esigenze del cristianesimo di diffondere ampiamente la propria dottrina. I primi cristiani compresero il valore dell'immagine in relazione alla sua potenziale carica comunicativa, e questa loro tendenza a considerare l'immagine come portatrice di significati simbolici, fu di sicuro desunta dalla lezione dell'arte romana. In questa fase si può quindi affermare che inizialmente l'arte paleocristiana non inventa un linguaggio originale ma, mirando ad una massima ed immediata divulgazione, si affida a quel linguaggio, già lungamente sperimentato e di sicuro successo, utilizzato dai romani per la divulgazione dell'immagine dell'impero. Per questo, la prima arte paleocristiana non differisce stilisticamente dall'arte romana, ma anzi ne imita volutamente gli schemi compositivi, oltre che le tecniche esecutive. L'arte figurativa prende quindi le mosse dall'esigenza di comunicare i precetti della nuova religione, ad un pubblico che fosse il più ampio possibile.
Dal II secolo d.C. cominciano ad essere realizzate, le prime necropoli paleocristiane in ragione del fatto che i cristiani usavano seppellire i loro morti, in sarcofagi o in loculi scavati nel terreno. Vengono così realizzate anche in Sicilia (vedi Siracusa) delle grandi necropoli: sottoterra i cristiani scavarono dei cunicoli disposti su più piani, in modo da poter ospitare centinaia di salme. Questi coemeteria (da koimào, dormo) sono conosciuti come catacombe. Esempio di architettura paleocristiana a Siracusa in Sicilia, è la diruta chiesa di San Giovanni Evangelista ispirata all'antico modello basilicale di origine latina. Sotto la pressione delle invasioni dei barbari, l'impero romano d'occidente scomparve nel 476 d. C.
La Sicilia non rimase indenne e sarà parimenti scossa dall'invasione di orde barbariche. Nel 466 d.C. sbarca in Sicilia Genserico re dei Vandali, che dieci anni dopo cede l'isola a Odoacre re degli Sciri. Segue un periodo caratterizzato dalla influenza degli Ostrogoti, che nel 491 d. C. si annettono l'isola. La scomparsa dell'impero romano e la formazione dei regni barbarici segnò un periodo di profonda instabilità nel quale le città vennero progressivamente abbandonate e parte consistente della popolazione, sopravvissuta ai disastri del VI secolo, si spostò a vivere nelle campagne.

Paola Campanella